Studio Acqua Tortona

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Detossinazione, bellezza e benessere funzionale e olistico

Se hai almeno 35 anni e hai già sperimentato senza successo decine di sistemi per recuperare la forma, allora quello che stai per leggere riguardo alla detossinazione potrebbe stravolgere le tue certezze. “Un impulso istintivo mi ha trascinato davanti allo specchio. Come una statua di gesso, sono rimasta pietrificata“ Vuoi scoprire come una donna, in piena premenopausa, mentre riconquista la femminilità e una vita dinamica, è riuscita ad aiutare 216 donne che avevano perso il controllo sul loro corpo? Anche se è pigra, ha poco tempo e ha iniziato solo dopo i 40 anni a prendersi cura di sé. Cara amica, quella che stai per leggere è la storia di una trasformazione straordinaria, ovvero, la mia metamorfosi ad un passo dalle 50 candeline. Ma non è sempre stato così. So benissimo come ti senti. Mi sono trovata nel punto esatto in cui ti trovi tu adesso, bloccata in questo circolo vizioso senza vie di uscita, fatto di sconfitte e delusioni. Un circolo vizioso da cui, nonostante la fortissima voglia di ottenere un corpo e una immagine da donna carica di femminilità, per lungo tempo non sono riuscita ad uscire. Sia ben inteso, non ho mai puntato a trasformarmi in una star da red carpet o in una pin-up. Pur desiderando ardentemente un cambiamento delle forme, sono sempre stata consapevole che alla soglia dei 50 anni, il fascino e la bellezza sono più conseguenza di uno stato mentale piuttosto che il risultato di chili o centimetri. Qualche curva al posto giusto, una pelle fresca e curata, uno sguardo e un sorriso che raccontano la storia di una donna che, nonostante i dolori della vita, riesce a trovare la forza di raccontare al mondo la propria femminilità. Premenopausa: la presa di coscienza Così un giorno di ottobre, salita per l’ennesima volta sulla bilancia, mi sono resa conto che la lancetta mostrava molti chili in più di quanti pensassi di averne. Un impulso istintivo mi ha trascinato davanti allo specchio. Era come se la mia coscienza mi avesse strattonato per un braccio per risvegliarmi da un torpore letargico durato anni. Come una statua di gesso, sono rimasta pietrificata. Da quanto tempo non mi soffermavo a guardare il mio corpo senza vestiti addosso? Lo specchio rifletteva l’immagine di una donna che non riconoscevo. Quella donna allo specchio non ero io! Fissavo quella cifra sul display della bilancia posata sul pavimento e disperatamente alzavo gli occhi nella speranza che allo specchio ricomparisse quella persona che se ne era andata da tempo. Mi trovavo in preda ad uno sconforto terrificante. Un pensiero martellava la mia testa: “ho quasi 50 anni, non tornerò mai più come prima“. Ero davvero delusa di me stessa. Quando è potuto succedere? Quando? E dire che potrei giurare di non aver mai mangiato così tanto e di non aver mai trascurato la mia pelle fino a questo punto. Quel giorno mi sono detta per l’ennesima volta che dovevo prendere in mano le redini della mia vita. E, confesso, così come la stragrande maggioranza delle donne. Anch’io ho iniziato la mia trasformazione, in modo completamente sbagliato. Cosa significa seguire una “dieta“ Allora credevo che modellare il corpo significasse mangiare poco e bere litri e litri di acqua. Avevo quello stramaledetto chiodo fisso in testa: per perdere chili di troppo dovevo mangiare poco o niente. Rimuginavo continuamente su cosa, quando e quanto potessi mangiare, quante calorie potessi ingerire e come programmare i pasti. Ebbene sì, al tempo ero convinta di essere super brava nel corso della giornata…ma alla sera non riuscivo proprio a trattenermi! Dopo una giornata a stecchetto spesso la sera tornavo a casa a saccheggiare frigo e dispensa. Se qualcuno osava farmelo notare, diventavo una iena. Non era sano. Ero ben cosciente che per raggiungere il risultato desiderato dovevo ribaltare completamente le mie abitudini. Tuttavia, continuavo a chiedermi: “Dove sbaglio?“. “Perché gli altri ci riescono ed io non ce la faccio?”. “Perché non resisto alla pizza, alla birra, alla brioches e a quel prosecco serale che mi fa sentire un po’ brilla e spensierata?”. Desideravo semplicemente avere cosce proporzionate ai polpacci e magari ginocchia un po’ meno raggrinzite. È davvero così impossibile alla mia età? Così ho deciso che era tempo di cambiare… Ho pensato di farlo gradualmente. Per prima cosa ho eliminato dal mio menù enormi quantità di cibo confezionato, sostituendolo con alimenti molto più nutrienti e freschi: ho introdotto cibi sani per raggiungere il risultato che era rappresentato dal principio base, la detossinazione. La caratteristica principale delle detossinazione è che funziona rapidamente: poco dopo aver cominciato a introdurre abitudini sane nella vita di ogni giorno, scopro che il mio corpo era già riconoscente. Pian piano è svanita anche la voglia di mangiare cibi spazzatura ed è aumentata la voglia di muovermi: merito della detossinazione, che eliminava i residui dei cibi nocivi dal mio corpo. Solo allora ho capito che la dieta Detox, la detossinazione, mi stavo finalmente avvicinando ad una forma di equilibrio A quel punto non ero più vittima delle mie rinunce, la detossinazione non è una dieta riduttiva ma un percorso di consapevolezza, un dialogo col proprio corpo: finalmente mi sentivo bene e capivo che ero sulla strada giusta per conquistare tutti i traguardi prefissati. C’era però ancora qualcosa di indefinito che non mi tornava. Mi spiego. Lo specchio del bagno rifletteva un viso che mi ricordava un incrocio tra una prugna secca e un basset hound. Ero talmente in crisi per le forme del corpo e avevo il chiodo fisso della prova costume tanto da dimenticare di avere anche un viso. Cavoli, quello è il biglietto da visita anche in inverno! Se non avessi posto rimedio velocemente, avrei rischiato di interpretare alla perfezione il detto “dietro liceo e davanti museo“. Non riuscivo a spiegarne il motivo, ma provavo una spinosa sensazione di inadeguatezza. Continuavo a sentirmi imprigionata nel corpo di qualcun’altro. L’assenza di curve femminili, cellulite, residui di grasso e pelle avvizzita proprio nei punti in cui mi dava più fastidio, mi ricordavano ogni giorno che

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Acne: un problema risolvibile ma con un metodo scientifico

Come una mamma, estetista ex acneica, non riesce a restare indifferente al disagio di una fanciulla sfiduciata… perché ha vissuto lo stesso dolore fino all’età di 30 anni e ha fatto rinascere la pelle di decine di giovani senza speranza. Cara amica, oggi ti trovi a leggere questo articolo perché anche tu potresti diventare l’ennesima paladina portatrice di speranza per tante ragazze che arrivano a chiedermi aiuto per risolvere il disagio dell’acne. Accolgo il loro sfogo e l’aspetto che più mi colpisce è che arrivano da me senza più speranza ma io so che posso dare loro una nuova vita. Ma prima lascia che ti spieghi perché ti sto scrivendo. Eccoci a maggio 2021, quando dopo aver seguito, accolto e aiutato decine di donne tormentate dalla pelle acneica, decido di urlare a gran voce il mio Metodo risolutivo di cura della pelle. Una voce che spera di essere talmente suadente da ammaliare, al pari di una epica sirena, un’anima sensibile come la tua. Nel bel mezzo della pandemia, quando anche la più ottimista delle persone vede sgretolarsi ogni certezza, la paura annebbia la mente, la creatività si tace, da sotto la mascherina tuona la mia voce per dirti “basta soffrire!“. Coraggio, sì, ci vuole proprio un bel coraggio visto che sono solo una piccola, sconosciuta estetista che nel quasi totale anonimato ha fatto rinascere la pelle sofferente di decine di persone. Si, per ora solo decine, perché la massa fatica ancora a credere che nel settore estetico possa esistere un sistema scientifico efficace che elimina l’acne e ridona vita a quelle ragazze che pensavano di non potersi più guardare allo specchio La bellezza, questo termine violentato e calpestato da una società che non riesce più a guardarsi ascoltando le vibrazioni dell’anima, è frontiera di pochi. Prima di addentrarmi nel dettaglio del Metodo, permettimi di raccontarti la mia storia. Mi chiamo Giovanna Buratti, ho 50 anni, ho una figlia di 21 anni, Alba e un figlio di 17, Giulio. Sono titolare di Studio Acqua, Istituto di estetica specialistica e da anni mi occupo di sviluppo e ricerca in campo estetico e cosmetologico. Se ti scrivessi che sono estetista sarei più diretta. Non riesco però a definirmi “estetista“, non voglio che mi pensi come quella che strappa i peli, dipinge le unghie e mette le ciglia finte. Mi occupo di tutt’altro. Acne: un disagio epidermico da affrontare scientificamente Prima di diventare estetista mi sono diplomata all’istituto magistrale. Non ho mai insegnato, ma probabilmente l’istinto di trasmettere concetti mi ha sempre caratterizzato e ad oggi non mi abbandona…. Il mio lavoro consiste nel risolvere i disagi epidermici e nel fornire strumenti di conoscenza per gestire correttamente e in autonomia il delicato, prezioso quanto maltrattato organo pelle. Così, nel pieno di una crisi di valori senza precedenti, sono qui a faticare per spiegare cosa faccio, in che modo lo faccio ma soprattutto perché lo faccio. Ma sono solo una piccola e sconosciuta estetista di provincia… Lascia che ti racconti da dove nasce il mio credo. Io aggiunto un valore alla mia professione abbracciando una visione nuova che supera lo standard a cui tutti pensano quando si parla di “estetista“ Con il mio metodo ho aiutato già decine di ragazze che avevano perso ogni speranza di miglioramento. Cinque anni fa ho incontrato l’estetica oncologica, un sistema di presa in cura integrata finalizzato a lenire gli effetti collaterali delle terapie che si manifestano sulla pelle. Con gli stessi principi di sicurezza e non tossicità ho strutturato il mio sistema di lavoro: Oggi applico il Metodo sulla pelle di persone in terapia con dedizione, passione e grandi risultati, ma applico la stessa metodica anche sulla pelle di chi, pur non vivendo il dramma della malattia, manifesta disagi epidermici importanti… E come per incanto, raggiungo risultati straordinari. La domanda che sorge spontanea è: perché se la risoluzione risiede in un concetto così logico e semplice nessuno lo applica? Sarò tranciante, ma non vedo altra ragione se non quella di sottolineare che il mio Metodo, a differenza del sistema commerciale del mercato estetico e del business del farmaco, è libero da qualsiasi legame con le aziende di settore. Mi spiego meglio: Quante volte ti sei sentita dire anche tu “devi avere pazienza“? Così succede che mentre tutti trattano l’acne come un mostro cattivo da aggredire, io accolgo il suo disperato appello alla dolcezza e normalità arrivando alla guarigione definitiva. Acne problema psicologico, il processo di rigenerazione Le fonti stressogene esterne e le sostanze irritanti devono essere eliminate per consentire a formulazioni semplici e poco strutturate di attivare il processo di rigenerazione che è parte del nostro bagaglio genetico. C’è un aspetto in tutto ciò che trovo inaccettabile. Le principali fonti stressogene sono contenute nella quantità sterminata di farmaci ad uso topico che vengono prescritte per aggredire le forme acneiche. Dalla mia esperienza ho imparato che invece è necessario rieducare un sistema che è andato in tilt piuttosto che inibirlo. Ecco perché solo dopo aver acquisito i dati necessari per capire cosa sta vivendo la pelle in quel momento, procedo a formulare un trattamento di normalizzazione. Sono consapevole di parlare un linguaggio che stravolge le tue credenze. Questo concetto arriva solo a chi è aperto di cuore e di mente. Ecco perché oggi ho deciso di scriverti… Se stai leggendo significa che ti sei accorta che c’è ben altro oltre l’apparenza. Ti starai chiedendo perché questa piccola sconosciuta estetista di provincia scrive storie così toccanti. Da ragazza sognavo attimi struggenti tra le braccia del ragazzino che neppure mi guardava perché avevo l’acne. Appartengo a quella generazione di donne che poco dopo i vent’anni si sposa e mette su famiglia per essere accettata dalla società… Per la serie, chi se la piglia quella con la faccia butterata? Appartengo a quella generazione che ha dedicato la vita alla famiglia e al lavoro, semina valori “antichi” mentre la tecnologia arriva come un Frecciarossa a stravolgere le abitudini di ex bambini che giocavano a “strega comanda color”. Appartengo a quella generazione che non

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Pelle secca: tutta la verità sulle cause e sui falsi amici

Cara amica, oggi ti propongo un gioco. Chiudi gli occhi, fai un respiro profondo e con tutta la voluttà che riesci a sfoderare, accarezzati una gamba fino al tallone. Fatto? Aspetta, torna ad abbassare le palpebre e ripeti il gesto proibito su un braccio, passando per il collo fino ad arrivare a sfiorare tutto il viso. Tranquilla, non sono impazzita, sto solo cercando di farti toccare con mano che il tuo corpo ti insegue da mesi, forse anni. Come mille altre donne sei in fuga da te stessa, tutte a correre affannate dentro la ruota del criceto, in una società che pressa a cercare il “non so cosa”. Ma torniamo al touch-test che hai appena concluso Provo ad indovinare le tue sensazioni. Mentre ti sei accarezzata hai percepito lo stesso brivido che attraversa le mani di un bimbo quando crea un collage con la carta crespa? Gambe secche, pelle secca e prurito? Oggi ti scrivo per fornirti quella soluzione che, attraverso una semplicità imbarazzante, sigillerà il tuo patto d’amore con la pelle. In due semplici mosse sedurrai il partner e farai morire di invidia le amiche che non conoscono ancora il nostro segreto. Ogni giorno incontro due tipologie di donne. Quelle che sono consapevoli di avere la pelle secca e quelle che credono che la loro pelle squamosa sia irrimediabile e alzano le mani in segno di resa. Le prime mi raccontano di quando si sfilano i collant e vedono la pelle che si squama, e vedono svolazzare pagliuzze di pelle che ricordano la forfora. Mi raccontano della seccatura del prurito alle gambe, del prurito alle braccia, del prurito alle gambe dopo la doccia. Una miriade di spilli sparati da un impietoso bazooka puntato su un corpo indifeso e rassegnato, su una pelle ruvida, sulla pelle del viso secca. Un giorno, una splendida quarantenne mi ha confidato che da bambina, dopo il bagno, anche in pieno inverno correva in giardino avvolta nell’ accappatoio per spegnere il fuoco che la tormentava dalla testa ai piedi. Tutte mi parlano con un tono da confessionale condito dal timore che al posto della penitenza io possa rifilare loro l’ennesima inutile crema idratante. Poi ci sono donne che mi raccontano del ribrezzo che avvertono quando, spalmando la crema si riempiono le mani di immondi topini di pelle. Che orrore imbarazzante! La seconda tipologia di donne invece tenta di convincermi che per la loro pelle secca non esiste rimedio perché è una caratteristica genetica, che le tormenta da sempre, che la pelle squamosa è una loro caratteristica di famiglia, che sono ormai rassegnate ad avere la pelle del viso secca. Mentre mi parlano le immagino da bambine con ginocchia ruvide e guanciotte screpolate, così… chiedo loro se i figli presentano lo stesso problema e, guarda caso, come a rafforzare la tesi della genetica, mi confermano la malasorte. Né io sono sensitiva né loro hanno un problema genetico, tra poco scoprirai l’arcano. In entrambi i casi la sfida è sradicare false credenze per rinvasare germogli di nuovo sapere. ​Perché le donne sono così disorientate dalla pelle che si sfoglia Prima di svelarti i motivi che inducono una donna a credere che sarà costretta a convivere per sempre con una pelle a grattugia, una pelle squamosa, permettimi di raccontarti la breve storia della cosmetica. La storia dei cosmetici corre parallela a quella dell’uomo fino ad arrivare ai giorni nostri con lo scopo di mantenere un soggetto sano ancora più sano (…in teoria). Durante il diciottesimo secolo compaiono i “ciarlatani” e la prima pubblicità. Nonostante la presenza diffusa di farmacie per l’acquisto di materie prime e oli vegetali, sempre più piazzisti ambulanti vendevano prodotti di bellezza profumati di ogni genere e dalle proprietà più stravaganti; è a loro che si deve la nascita del termine “ciarlatano”, per l’appunto. Tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo nascono le prime industrie cosmetiche In teoria l’introduzione di una regolamentazione per i cosmetici e i prodotti da toilette con lo scopo di garantirne la sicurezza per l’uomo avrebbe dovuto tutelare il bene del consumatore, infatti a partire dagli anni Sessanta, si impongono prodotti tecnicamente ben fatti e che non contengano ingredienti cosmetici nocivi per la salute. Negli anni Ottanta e Novanta i cosmetici diventano a tutti gli effetti un importante aiuto per la cura personale; non più quindi solo palliativi estetici, ma prodotti funzionali in grado di contribuire al mantenimento della salute della pelle così da consentire il raggiungimento o il mantenimento della bellezza. E fin qui la teoria, se fosse applicata alla lettera, sembrerebbe farci dormire sonni tranquilli. Tuttavia ho la netta sensazione che oggi lo stile del ciarlatano del 1700 sia tornato in voga più che mai. Cosa non quadra? Se da un lato le normative impongono l’utilizzo di ingredienti rispettosi della salute, al contrario esistono ingredienti consentiti che non fanno propriamente il loro dovere e prosperano nelle mani di venditori poco eruditi. Ma veniamo al sodo, perché è giunto il momento di capire una volta per tutte come districarsi nella jungla del cosmetico. Dimmi la verità, quando cerchi un sistema per ammorbidire la pelle secca scandagli il web alla ricerca di una crema idratante di qualità. Ne hai provate 897, tutte lasciano il tempo che trovano ma l’ennesimo pellegrinaggio su nuovi siti accattivanti potrebbe essere quello giusto. Pelle che si squama, pelle del viso screpolata… Wow! Effetto velluto immediato ma, a fine giornata, la carta crespa ricompare. Se ti dicessi che la crema dovrebbe essere l’ultimo dei tuoi pensieri mi daresti della pazza, ma siccome sono veramente pazza te lo dico seriamente. Ecco come stanno le cose. La pelle è un involucro, una barriera che piange o ride in base al cosmetico che incontra. Se un aggressore la tormenta tutti i giorni avrà ben il diritto di creare uno scudo… ops, una corazza dura e ruvida per difendersi. Identikit di un aggressore Tutti pensano che la pelle secca sia asciutta perché scarseggia l’acqua nel corpo. Non è un caso che tra le giustificazioni che ascolto l’affermazione tipo è: “eh sì,

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Ringiovanire, come esaltare l’età e ascoltare il proprio corpo

Ringiovanire e invecchiare.  Diceva Cicerone nel suo De Senectute: “Le armi in assoluto più idonee alla vecchiaia… sono la conoscenza e la pratica delle virtù che, coltivate in ogni età, dopo una vita lunga e intensa, producono frutti meravigliosi“ Cara amica l’esperienza mi ha insegnato che vedersi invecchiati e invecchiare sono due cose molto diverse. Invecchiare significa che hai saputo creare con il tuo corpo un legame indissolubile di cura, amore, protezione e rispetto. Vedersi invecchiati significa invece che hai subito, senza accorgertene (o forse te ne sei accorta ma hai avuto paura di ammetterlo a te stessa) un distacco dalla tua femminilità, in nome di vecchie tradizioni, vecchie abitudini e pregiudizi che impongono alle donne oltre i cinquant’anni di dimenticare il proprio corpo.  Siamo nel 2021 ma le mie orecchie ogni tanto intercettano ancora discorsi bigotti. Per alcuni, la femminilità della donna cinquantenne dev’essere accantonata, in virtù della maturità sopraggiunta. Qualsiasi vanità è percepita come un’inutile leggerezza nel tentativo di ringiovanire.  Io proprio non lo accetto e neppure tu, ne sono certa, ma ti dirò anche che sto assistendo ad una rivoluzione culturale che, inaspettatamente, vede al comando schiere di donne over 60. Donne guerriere che, se non si sono mai concesse il “lusso” della cura estetica in gioventù, rivendicano fieramente il diritto di vedersi più belle.  Premesso ciò, vorrei raccontarti la mia storia di trasformazione alla soglia dei 50 anni.  Credo proprio che noi over cinquanta abbiamo il diritto (diciamo pure il dovere!) di sentirci ancora desiderabili, in pace con noi stesse. Vogliamo riconoscerci allo specchio per rendere visibile una bellezza più consapevole e carica di quel fascino figlio della sicurezza e del vissuto che da giovani non conoscevamo.  Abbiamo ancora il diritto di sentirci gnocche, insomma…  Cosa significa quindi ringiovanire?   Non voglio dire che dobbiamo atteggiarci a giovincelle o mettere in atto stratagemmi al limite della goffaggine tipo vestirci come una sedicenne, mostrare l’ombelico, portare i capelli lunghi fino a metà schiena o truccarci come una attrice di teatro drammatico. Ti accorgi che puoi ringiovanire quando ricominci a dare attenzioni a te stessa.  Scegliere metodi integrati per effetti che durano nel tempo  Durante la decade che mi accompagnava al compimento dei ’50, il mio chiodo fisso è diventato sentirmi DONNA. Lo so a cosa stai pensando…  Si, lo ammetto, fino ad allora prevaleva la mia parte “maschile”, quella che convoglia tutte le energie sui doveri professionali e famigliari, senza dare spazio e voce ad alcun vezzo. C’è stato un momento in cui ho capito che stavo andando verso il decadimento, ma allo stesso tempo la vita mi offriva l’opportunità di mixare l’esperienza degli anni al desiderio di sentirmi viva e fiera di me. Dal dialogo tra lo specchio di casa e la mia anima è nato il metodo Studio Acqua. L’ho formulato per accompagnare me e le donne a ringiovanire. Funziona così. Prendo per mano una donna fino a condurla a riscoprire la vera bellezza, renderla visibile attraverso la cura della pelle. Il mio intento è far percepire la pelle come involucro esterno di un’interiorità ricca di storia, la tua storia. Ho individuato alcuni punti chiave per arrivare a un ringiovanimento permanente. Voglio che tu sappia quali sono.  Presupposti scientifici, scelta di servizi e cosmetici privi di tossicità per la pelle e la persona, rieducazione funzionale permanente dell’organo pelle, monitoraggio dei risultati, analisi strumentale, assistenza costante attraverso check-up e consulenze personalizzate.  Il mio obiettivo è cancellare gli inestetismi e mantenere il risultato nel tempo, perché se devo dirla tutta non mi basta dare un esito che nel migliore dei casi dura due giorni. A 50 anni, a 60 anni possiamo raggiungere la mente attraverso l’equilibrio con il corpo, una sorta di patto: io non ti abbandono, tu non abbandonare me.  Sono una donna che lavora, a volte in “gioventù” ho esagerato con le ore dedicate alla carriera, lo ammetto.  Lavoro, lavoro, lavoro e poca cura di me…pensavo di non averne bisogno, avevo dimenticato che tra i 30 e i 40 anni intorno a me scorrazzavano 2 bimbetti che magari avrebbero voluto vedere la mamma sorridere qualche volta in più.  Oggi invece ho capito che raggiungere la pace mentale non è una goduria fine a sé stessa ma è quella condizione indispensabile che, mentre ti rende vincente verso le scelte professionali, irradia luce a chi ti sta intorno, ex bimbetti compresi. E non c’è scusa che regga, se non passi attraverso equilibrio e unità, non conservi la tua identità, non ti senti sicura, non raggiungi gli obiettivi che ti sei prefissata.  Conosco bene cosa significa aver paura di invecchiare. Tutte noi abbiamo una doppia percezione: come ci vediamo noi e come ci vedono gli altri.  Se invecchiare è naturale, vedersi invecchiate è ben diverso.  Ti vedi invecchiata quando si rompe il rapporto di solidarietà con il tuo corpo. Ringiovanire significa rinsaldare quel legame. Ogni giorno ascolto storie di donne che avvertono a fior di pelle il desiderio di sentirsi giovani ma sono frenate nella ricerca di come raggiungerlo, a causa delle molte delusioni subite.  Hanno provato trattamenti dai risultati appena visibili e non costanti nel tempo, vissuti come inganni spacciati per miracoli: internet ne è pieno e ha creato una legione di donne che pensano non ne valga più la pena.  Un inestetismo è un problema che porta in sé la soluzione  Torniamo alla mia esperienza…  Fino ai 30 anni ho lottato contro il problema dell’acne senza aver ricevuto un supporto e cure efficaci. Nessuno ha mai compreso il disagio emotivo che accompagnava i miei bubboni. Era un disagio emozionale, una mancanza di equilibrio interiore. Forse per istinto di sopravvivenza, mi sono avvicinata all’arte del massaggio per accarezzarmi l’anima e, mentre lenivo i disagi delle persone che incontravo, comprendevo che allo stesso modo avrei potuto aiutare me stessa.  Durante gli anni dedicati allo studio e alla ricerca ho compreso che l’asse intestino-pelle-cervello è la chiave di accesso ad un protocollo di intervento più completo, profondo e quindi risolutivo per qualsiasi inestetismo manifesto. Mi sono avvicinata all’apprendimento dell’estetica tradizionale comprendendone i limiti e stravolgendone il concetto.  Dopo 20 anni di incertezze e navigazione a vista, ho aggiunto alla mia professione il tassello mancante. La formazione specialistica in estetica oncologica, cioè l’approccio scientifico e il concetto di metodo integrato in collaborazione con figure sanitarie, il

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Estetica oncologica, storie di vita e di rinascita.

Estetica Oncologica, Lucia racconta il suo ritorno alla vita attraverso la malattia. “Non mi ero mai resa conto di quanto fosse importante essere toccata” Un corpo merita di essere toccato, merita di essere accarezzato con confidenza, con tenerezza. “Non avrei mai pensato che essere toccata potesse restituirmi a me stessa. Ricordo il giorno della telefonata, ma è incredibile come la memoria sia selettiva. Non ricordo il giorno della settimana o il giorno del mese. Ricordo chiaramente che stavo guardando un ciliegio selvatico fiorito e pensavo che niente sarebbe potuto succedere perché era primavera. Quando al telefono il dottore mi disse che aveva bisogno di vedermi un momento in ambulatorio io, che aspettavo una diagnosi, non posso dire di aver avuto paura, non ricordo il cuore che batteva forte o le gambe che tremavano. L’unica sensazione che ricordo bene è che il mio corpo si è improvvisamente svuotato. Al posto degli organi si stava aprendo un vuoto, una voragine, ma sarebbe meglio dire un nido. Questa sensazione è durata molto lungo, è durata per le lunghe settimane della chemioterapia, è durata mentre ingoiavo una dopo l’altra quell’interminabile sfilza di pastiglie. In quella tuta che avevo deciso di indossare e che non ho più tolto c’era il vuoto e quella agghiacciante sensazione mi stritolava mentre i capelli mi cadevano. Nei giorni in cui dovevo proprio uscire di casa, coprivo sbrigativamente la testa con una bandana nera. È inutile dire che non mi guardavo più allo specchio e non mi truccavo, mi facevo la doccia senza osservarmi, mi lavavo i denti seduta sul bidet, per non specchiarmi. Il mio unico sollievo era sdraiarmi nel letto e coprirmi con il piumone e rimanere lì sentendo questo grande vuoto che si stava riempiendo del mio tumore. Il nido glielo avevo creato io e me lo immaginavo come una specie di ragno che si allargava prendendo via via tutti i miei spazi, sino a che di me non rimaneva niente… Il mio tumore ero io. La mia amica Giulia era l’unica a sopportare veramente le mie paturnie perché anche mio marito e i miei figli, pur tanto affettuosi, mi guardavano con un certo stupore, sembravano chiedersi chi fosse quella extraterrestre pelata che aveva preso il posto della mamma. Avere il cancro significa essere soli, perché chi ti consola non ce l’ha, il cancro. Tu, sì. Giulia mi veniva a trovare ma invece di spingermi a uscire, a truccarmi, si metteva sotto il piumone con me: parlavamo, più spesso stavamo in silenzio. Un pomeriggio, sul suo tablet, mi ha mostrato un post relativo all’estetica oncologica e lì per lì ho pensato che non sappiano proprio più cosa inventarsi per spillare soldi alla gente. Però il post l’ho letto. Giovanna Buratti, un’estetista oncologica, scriveva con emozione, con partecipazione ma anche con serietà e autorevolezza. Non si atteggiava a medico, non proponeva una cura ma di prendersi cura del corpo proprio nel momento in cui quel corpo che era stato strumento di piacere e di gioia, quello con cui avevamo ballato, mangiato, fatto l’amore, partorito, era diventato di qualcun altro, anzi, qualcos’altro. C’è voluto tempo ma Giulia alla fine mi ha portato da Giovanna, allo Studio Acqua di Tortona. Ci sono andata perché speravo che mi avrebbe offerto ciò di cui avevo bisogno, non curarmi, quello lo facevano i medici, ma prendersi cura di me. Estetica oncologica: il take care Come poi mi ha spiegato il take care, il prendersi cura, è proprio la base dell’estetica oncologica. Mi sono trovata in questo studio davanti a Giovanna, una bella donna con dei bellissimi capelli biondi. Sono stati quei capelli biondi, così folti, a farmi scoppiare a piangere: “Io non sono il mio tumore”, ho detto. Giovanna mi guardava in un modo che non avevo mai visto: non con pena o comprensione, mi guardava come se stesse provando ciò che io le descrivevo. Lì ho capito che cos’è l’estetica oncologica. Un percorso e dei rituali che non soltanto, su una ferma base scientifica, si prendono cura del corpo danneggiato dalla malattia ma un percorso che rimette in comunicazione una persona che si sente invasa, violata, proprio con il corpo che l’ha fatta soffrire e che, tuttavia, merita ancora di essere curato, accudito, conservato. Che la pelle è il più esteso organo del corpo e un’infallibile portavoce del malessere. Giovanna Buratti: estetica oncologica e take care I trattamenti che si applicano devono, in primo luogo, non essere dannosi né tossici. Giovanna ha affidato a un laboratorio specializzato la linea prodotti naturali Studio Acqua, elaborati secondo i principi scientifici dell’estetica oncologica. L’estetica oncologica insegna una routine quotidiana per contrastare e alleviare le manifestazioni esteriori della malattia, specialmente il cambiamento della pelle, che si secca facendoti sentire arida e asciutta, sembra riempirsi di rughe, indurire i lineamenti. Giovanna ha praticato su di me queste routine e poi mi ha insegnato come proseguirle a casa, su quel viso che sembrava non essere più il mio e che la mancanza di capelli rendeva quasi grottesco. Questi contatti mirati, queste carezze, e gli effetti che ho visto su di me, lentamente mi hanno fatto riprendere confidenza con il mio corpo, che pure mi aveva tradito, era diventato così nemico che avevo quasi lasciato che il cancro se lo prendesse. Invece no. Sono una donna, il mio corpo vale ancora qualcosa… Può ancora provare il piacere che comunicano i massaggi, i trattamenti, le applicazioni di prodotti mirati. Ho scoperto che l’estetica oncologica è una delle ultime frontiere dell’estetica, che richiede una lunga specializzazione e la collaborazione con i medici specialistici. Un’estetista oncologica passa mesi in percorsi di collaborazione negli Istituti Tumori più importanti, in Italia e all’Estero, basta citare il reparto oncologia della Fondazione Maugeri di Pavia, dove Giovanna ha prestato servizio come volontaria. Esiste un percorso di formazione professionale con disciplinari rigidissimi e principi scientifici ampiamente approvati dalla medicina oncologica internazionale.  Sono trattamenti per il viso e per il corpo per preparare la cute a ricevere gli stress da chemioterapia e radioterapia, per rinforzare e lenire

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Domande ovvie, risposte scomode

La domanda sulla pelle che ti sei sempre posta e la risposta scomoda che nessuno ha mai avuto il coraggio di darti Nell’articolo di oggi andrò a rispondere a una domanda che nelle ultime settimane è atterrata sulla mia chat di Facebook. Dal momento che è il quesito su cui vengo interrogata ogni giorno, ho deciso di mettere la risposta a disposizione di tutte con la speranza di chiarire una volta per tutte come funziona il mio metodo di lavoro. Ecco la domanda tipo che atterra sulla mia chat: “Giovanna buongiorno la seguo tantissimo su fb… Io ho un problema che mi deprime. Ho un po’ di rilassamento sul collo e rughe labiali accentuate, cosa mi potrebbe consigliare e proporre?? Ah, la mia età, 47 anni.”Marta Ecco la mia risposta! Cara Marta, innanzitutto mi congratulo con te perchè hai già preso coscienza della cosa più importante… se non hai ancora ottenuto risultati non stai compiendo le azioni utili a raggiungerli. Sei stata brava, ma anche questa volta stavi rischiando l’ennesimo scivolone. Mi spiego meglio. Come te, molte donne prima di contattarmi seguono incuriosite i miei messaggi e racconti sui social. Facebook è luogo comodo, veloce e non impegnativo per curiosare come le altre donne riescono a ottenere quella trasformazione che anche tu hai sempre desiderato. Andare a caccia di prove è doveroso! Se fino a questo momento nessuno ti ha mai proposto un dialogo per capire come aiutarti è forse la ragione per cui  non hai ancora raggiunto i risultati che cerchi. Vediamo se indovino. Sono mesi, o forse anni che lo specchio ti fa un po’ arrabbiare. Proprio non ti vanno giù quelle rughe labiali che il detto popolare definisce “codice a barre” a cui si è aggiunto anche il rilassamento del collo.  Tutti ti hanno detto che è normale e che la pelle a 47 anni dia segni di cedimento. Ma tu non sei del tutto convinta, soprattutto perchè vedi che altre donne, magari  over ’50, non hanno questo cruccio. Sono pienamente d’accordo con te. I sistemi per fare pace con lo specchio ci sono eccome ma, se qualcuno si fosse preso la briga di svelarteli, l’industria del beauty fallirebbe domani. BANG! Game over. Quante volte sei andata a caccia di una crema , un siero, una maschera ricca di vattelapesca al quarto di crema idratante? Hai varcato la soglia della profumeria, della farmacia, dell’erboristeria, del centro estetico figo o , spinta dal martellamento di uno spot pubblicitario sei partita in tromba a saccheggiare uno scaffale del supermercato. Ogni volta hai pensato “questa volta è la volta buona“. Eppure, dopo giorni, settimane di applicazione il tuo codice a barre ha continuato a catturare l’attenzione dei tuoi occhi ogni mattina. Niente di niente, né un miglioramento, né un cavolo di attenuazione. Ora apri l’armadietto del bagno, prova a stimare quanti eurini hanno preso il volo per ingrassare il sistema commerciale, quello tipico della profumeria, farmacia, erboristeria, del centro estetico figo, del reparto cosmesi del supermercato. Pensi che il commerciante abbia realmente a cuore la tua soddisfazione? Lui vuole i tuoi soldi e basta. Il suo gioco è farti tenere il portafogli sempre aperto. Pronta ad un nuovo acquisto perchè insoddisfatta del precedente così gli sarà gioco facile rifilarti l’ennesimo siero magico che ancora non avevi. Il mistero più diffuso tra le donne è: perchè chi vende cosmetici dietro il banco non sa trovare una soluzione concreta? E’ finalmente arrivato il momento in cui tu e le altre girls che inciampano su questo articolo vengano finalmente capite e accolte da chi sa di cosa stiamo parlando perchè c’è sempre un primo passo da fare verso la meta, giusto? E ti voglio anche rassicurare perchè, se fino ad ora sei rimasta insoddisfatta e delusa, non è colpa delle tue scelte sbagliate ma di chi sarebbe dovuto essere onesto con te ma non lo è stato. Ma torniamo a parlare di come stanno realmente le cose, memorizza bene questi concetti e usali come proiettili per difenderti da chi tenterà ancora di venderti fuffa: un professionista serio prima cerca di individuare le cause e poi propone la soluzione. Vedi, ci sono centri estetici che ti incantano con la potenza di un macchinario, altri invece ti raccontano che la ricerca dei laboratori “Dino Dellapera” hanno scoperto la molecola dell’eterna giovinezza. Ma chissenefrega di cosa usano, il focus sei tu, non il prodotto! A prescindere dai dubbi che posso nutrire per l’efficacia e la validità dei sistemi che ti hanno proposto, mi viene da pensare che un professionista serio , prima di scegliere quale sistema utilizzare, cerca di individuare le cause che hanno generato il problema.  E’ un po’ come se ti rivolgessi al medico per il mal di pancia e il medico, senza neppure vederti, ti prescrivesse un antispastico, sai quello che usano tutti e fanno lo spot dopo il tg. Ops, ti è successo anche questo, vero?  Immaginavo, purtroppo in ogni categoria non tutti agiscono con coscienza. Immagina se quella estetista, quella del centro estetico figo, avesse dedicato tempo ed attenzione per cercare le cause che hanno cambiato forma al tuo corpo. Ora non vedresti l’ora di specchiarti per vedere labbra sensuali e pelle turgida come una mela della Val di Non. Lo so a cosa stai pensando… non hai tempo da perdere neanche tu e vorresti subito vederti spianata e piallata.  Ok, sai cosa ti dico? Hai 2 possibilità: Continuare a spendere soldi inutilmente e vivere frustrata fino alla fine dei tuoi giorni oppure fidarti di chi ha reso felici 216 donne negli ultimi 18 mesi. Se ti dovesse balenare l’idea di scegliere l’opzione 2, lascia che ti dica cosa ho preparato per te. Dedicherò il tempo necessario a cercare le cause che hanno inflitto cambiamenti al tuo viso. Sarà il miglior investimento di tempo che tu abbia mai fatto.  Quando sapremo chi e cosa ti ha trascinato in questa situazione, sapremo anche come abolirlo definitivamente dalla tua vita. Ricomincerai ad assaporare quelle sensazioni di leggerezza, sollievo, euforia e voglia di mostrarti che ora non

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